contaminazioni

Banana Yoshimoto e i miei onigiri

Cucinavo, cucinavo, cucinavo con l’energia di un forsennato. Usavo in cucina tutti i soldi che guadagnavo con lavori part-time. Se sbagliavo riprovavo finché il piatto non veniva bene. Cucinando mi capitava di perdere la pazienza, di innervosirmi, ma anche di sentirmi pervasa da una sensazione di beatitudine.

Grazie a questo fu una bella estate, a pensarci ora, un’estate in cui mangiamo spesso tutt’e tre insieme.

Mangiavamo maiale bollito, piatti freddi cinesi e insalata di cocomero guardando, dietro i vetri, il calore del giorno dissolversi per l’arrivo dell’azzurra brezza della sera. Cucinando per lei che accoglieva qualunque cosa facevo con grande entusiasmo e per lui mangiava tutto voracemente e in silenzio.

Ci volle un bel po’ prima che riuscissi a cucinare come si vede omelette ripiene, piatti di verdure cotte dall’aspetto impeccabile, tenpura. Ma non avrei mai immaginato quanto un difetto del mio carattere – sono un po’ approssimativa – sarebbe stato d’ostacolo all’esecuzione di piatti perfetti. Fui sorpresa nel constatarlo: cose che sembravano trascurabili come non aver aspettato che la temperatura arrivasse al grado giusto, cucinare una pietanza prima che il vapore si fosse consumato del tutto e così via, si ripercuotevano sul risultato finale. Il colore e l’aspetto dei miei piatti andavano forse bene per una cena preparata da una casalinga, ma non corrispondevano a quelli delle fotografie a colori.

Banana Yoshimoto, Kitchen, p. 56

Adoro il Giappone e la cultura giapponese. Negli anni ho avuto la possibilità di accostarmi a questa cultura, molto ricca, sfaccettata e complessa, da diverse prospettive: la letteratura, la cucina, l’estetica, l’architettura, il design, ecc.

Il primo approccio che ho avuto con questa cultura è stato tramite i libri di Banana Yoshimoto, scrittrice che parla del Giappone dal suo interno, quindi non ne riporta un’idea “stereotipata”, ma la cultura di questo paese si intravvede solitamente sullo sfondo, nelle descrizioni, nei piccoli gesti: è la quotidianità dei suoi lettori, perchè descriverla apertamente?! Forse è questo che mi affascina di più, è come sbirciare un mondo dal buco della serratura, un pochino alla volta, sapendo però che stai guardando qualcosa di autentico, non una fiction. Ho iniziato a leggere questi libri più di 10 anni fa (che per capirci… non ero neppure maggiorenne!) e quando incontravo i nomi di ciò che mangiavano, non avevo la minima idea di che aspetto avessero (non era ancora esplosa la mania della cucina e dei ristoranti giapponesi). In fondo a tutti i libri della Yoshimoto è presente un piccolo glossario con i termini utilizzati che necessitano di una piccola spiegazione. Devo dire che, a distanza di anni, di quei libri mi ricordo che erano meravigliosi, molto intensi, e mi ricordo di quelle curiose pietanze che facevo fatica anche a immaginare che sapore potessero avere (e chi li aveva mai assaggiati i fagioli di soia?), tempo trascorso sulle pagine del glossario a immaginarmi che sapore potessero avere ad esempio l’ “oden = zuppa che contiene vari ingredienti tra i quali pasta di pesce, verdure, alghe, ecc.”. Io di alghe avevo in mente solo quelle verdastre che mi si incollavano addosso mentre facevo il bagno nel Mare Adriatico, e sinceramente non è che la prima che pensavo fosse “mmm, quanto devono essere buone!!!”.

Riprendendo in mano quei libri oggi, che qualcosa in più l’ho imparato, mi fanno un effetto strano, piacevole, come ritrovare una vecchia amica e ricordare insieme le cose già successe (in questo caso già lette), rivedendole però sotto una luce differente.

Quando mi mi si chiede di associare un piatto a un libro, immediatamente mi vengono quindi in mente i libri di Banana Yoshimoto… in particolare ho ripescato dalla mia libreria Tsugumi, Sonno profondo e Kitchen. Ho esordito in questo post proprio con una citazione da Kitchen, sperando di avervi messo la curiosità di sapere come continua la storia della cuochetta. Ma è quasi banale riportare citazioni di un libro ambientato in “cucine, nuovissime e luccicanti o vecchie e vissute, che riempiono i sogni della protagonista Mikage” (come si legge sulla quarta di copertina). Tanto per farvi entrare nelle atmosfere “giappe” e farsi incuriosire sulla loro cucina, voglio continuare con qualche citazione da Tsugumi e Sonno profondo, che rimandano a piatti che trovate già postati nel blog (o che verranno pubblicati nei prossimi giorni), pietanze assaggiate ma che non abbiamo ancora provato a cucinare e anche preparazioni di cui non riusciamo a prefigurarci il sapore… ma che speriamo di provare – e di condividere con voi – prima o poi! Chiudiamo ovviamente con una ricetta, perchè dopo tutto questo parlare di cucina giapponese, vi avremo fatto venire un certo languorinom, quindi dobbiamo suggerirvi come soddisfarvi!!!

****

I SENBEI E TOKYO

Il senbei è un cracker di riso soffiato alla salsa di soia, a volte ricoperto di alghe essiccate.

“Maria, mangi un senbei?”.

“Cosa?” Mi voltai e vidi che stava tirando fuori dalla borsa, con una cura estrema, due senbei avvolti in un foglio di carta, e che li appoggiava sul tavolo.

“Uno è per la mamma!”

“Come mai proprio un senbei? E poi perchè soltanto due?” chiesi stupita.

“Ce li ha portati un cliente oggi a mezzogiorno. Quando li ho assaggiati, erano talmente buoni che ne ho presi due anche per voi. Sono veramente speciali”, spiegò come se fosse stata la cosa più normale del mondo.

“Sei sicuro che non ti abbiano preso per un ragazzino che ruba la pappa per il cane che tiene di nascosto?” dissi ridendo. Mi sembrava incredibile che un uomo grande e grosso come lui avesse potuto mettere nella borsa due – dico: due! – senbei per portarseli a casa in gran segreto.

“Sai, qui a Toky0 la verdure non è un gran che e il pesce è cattivo. Soltanto i senbei sono di una bontà che puoi decantare con chi non è del posto”, spiegò lui, mentre mandava giù senza lamentarsi il brodo e il riso che gli avevo preparato. Tolsi il pesce dal forno, glielo misi sul tavolo e gli chiesi quale dei due senbei fosse per me. Mi sembrava di essere una straniera che ne prendeva in mano uno per la prima volta. Lo assaggiai: la salsa di soia era leggermente bruciacchiata, tanto da renderlo di un sapore forte. Insomma, era davvero molto buono. Lo dissi a papà e lui annuì tutto soddisfatto.

Tsugumi pp. 35-36

***

SUSHI IMPROBABILE…

Approfittiamo per annunciarvi che da oggi, lunedì 5 novembre, inizierà il nostro speciale sushi, una settimana di ricette, curiosità e trucchi imparati durante un corso di cucina giapponese. Da non perdere!

“Un attimo! Se vengo a trovarla è bene che le porti qualcosa, no? Chissà cosa potrebbe farle piacere?”

A quella sua domanda, risposi senza nemmeno pensarci:

“Qualsiasi cosa. Magari un succo di mela, un melone e dei sushi“.

“Non mi sembra che l’accostamento sia dei migliori, comunque…” fece lui chinando il capo, e io, pensando che in parte se l’era voluto lui, risi di nascosto.

Tsugumi, p. 74

****

RISTORANTI GIAPPONESI

A quanto mi hanno raccontato (le fonti sono tante ed estremamente attendibili!) i ristoranti giapponesi (in Giappone) hanno la particolarità di essere altamente specializzati: c’è il posto dove preparano solo tenpura, altri solo sushi, karaaghe, ecc. Per questo al protagonista di questo dialogo sembra strano che un ristorante prepari un po’ di tutto, ed è altamente diffidente!

[parlando di fuochi d’artificio] “Non è necessario che arriviamo proprio alla sponda del fiume. Basta che ci fermiamo da qualche parte lì vicino e qualcosa riusciremo a vedere. E poi andremo a mangiare. Anguille, magari.”

“Sì, andremo a mangiare.”

“Conosci qualche buon ristorante?”

“Ci sarebbe quello lungo la strada.”

“No, per carità. È uno di quei posti dove fanno di tutto, dal tenpura all’anguilla. come si fa a fidarsi? Non ce ne erano altri nelle strade laterali?”

“Aspetta, ce n’è uno piccolo alle spalle del tempio. Proviamo ad andare lì”.

“Per le anguille la cosa più importante è che siano appena pescate.”

“È importante anche la cultura del riso, la qualità della salsa. Almeno nel caso dell’unaju.”

“Assolutamente. Detesto il riso troppo cotto. Se penso alla bontà delle anguille di quando ero piccolo…”

Continuiamo a parlare di anguille ancora a lungo. Poi, a un certo punto, le parole cominciarono a diradare e, senza accorgercene, quasi contemporaneamente scivolammo in un sonno tranquillo. Fu un sonno profondo e caldo senza più risvegli in altri sogni.

Sonno profondo pp. 42-43

***

SNACK

Sgranocchiando i pop-corn al burro e salsa di soia, il non plus ultra degli snack che i tempi moderni abbiano prodotto, penso: ah, ci risiamo, con questo sistema ho finito col bere di nuovo. Forse non tanto da sentirmi in colpa, ma abbastanza da trasalire alla vista della bottiglia vuota.

Sonno profondo p. 110

***

ONIGIRI

Gli onigiri (o o-nigiri) compaiono spessissimo nei libri di Banana Yoshimoto, quasi uno snack che i personaggi mangiano a tutte le ore del giorno. Sono anni che h0 la curiosità di provarli, poi però non l’ho mai messa in pratica… fino a oggi. Riprendendo in mano quei libri non sono più riuscita a contenere la curiosità e mi sono messa all’opera!

Quando venivo qui con Shiori e stavamo sedute come adesso, lei guardava spesso l’altalena, pensai. A volte restavamo alzate tutta la notte a guardare i video e alla mattina eravamo troppo eccitate per dormire, così prendevamo un tè caldo e degli o-nigiri al convenience store e venivamo a fare un piccolo pic nic. Shiori andava pazza per gli o-nigiri al tonno, da me odiatissimi.

Sonno profondo p. 48

Nel retro, Yoko, che guarda caso stava facendo uno spuntino con degli o-nigiri, tirò fuori la tazza che usavo quando stavo ancora da loro, la mise sul tavolino, vi versò il tè e, indicandomelo con uno sguardo brillante, mi disse: “Ecco il tè!”. Mi sorrise e aggiunse: “Vuoi anche tu un o-nigiri?”

“Brava scema! Ma sai che fra pochissimo sarà pronta una cena coi fiocchi? Poi non riesce più a mangiare, no?” disse Tsugumi dall’angolo della stanza dove era seduta con la schiena appoggiata al muro e le gambe allungate, senza nemmeno alzare lo sguardo dal giornale che stava sfogliando.

Tsugumi p. 48

LA RICETTA DEGLI ONIGIRI

Abbiamo provato a fare gli onigiri “un po’ a sentimento”, con le nozioni che avevamo e dopo aver guardato qualche filmato su yotube. Dopo averli fatti mi è venuto in mente il fantastico blog Just hungry (fratello di “Just Bento“), dove ho effettivamente trovato la ricetta degli onigiri con suggerimenti per la preparazione e consigli per il riempimento. Integriamo quindi il nostro metodo con quanto abbiamo appena letto!!
Non troverete immagini della preparazione ma abbiamo postato un video, molto più esplicativo, in fondo all’articolo. Il barboncino sui fornelli (agghiacciante!) non è un elemento fondamentale per la riuscita del piatto, così come la musichetta iniziale; cercate di sopportare!

Onigiri

senza glutine_smalloksenza latticini_smalloksenza lievito_smalloksenza pomodoro_smalloksenza uova_smallok

Per preparare 4 onigiri piuttosto grandi vi servono:

  • 4 tazze di riso giapponese appena cucinato (noi abbiamo provato a farli più piccoli, circa metà dose, perchè mangiando anche il sushi non volevamo riempirci troppo!). Come preparare il riso ve lo spieghiamo nel post sulla preparazione degli ingredienti base del sushi.
  • 2 fogli di alga nori (per alcune forme potete anche usare i ritagli dei maki)

per il ripieno noi abbiamo utilizzato:

  • tuna-mayo: una scatoletta di tonno sott’olio (ben sgocciolato) o al naturale, mescolato con un cucchiaio abbondante di maionese;
  • “granchio”-mayo: una scatoletta di polpa di granchio, ben sgocciolata, ben mescolata a un cucchiaio di maionese.

Altri ripieni tradizionali sono:

  • prugne sott’aceto (umeboshi)
  • fiocchi di bonito inumidite nella salsa di soia (okaka): il bonito in Italia è difficile da reperire e inoltre è estremamente costoso!!!
  • fiocchi di bonito mischiati con prugne sott’aceto (umekaka)
  • salmone cotto “sbriciolato” (shake or shiozake)
  • uova di merluzzo salati, cotti (tarako)
  • sottaceti tritati (tsukemono)
  • bocconcini vari: cubetti di bonito, piccoli molluschi, ecc. cotti e preservati in una salsa di soia e zucchero saporita.

Il segreto per fare bene gli onigiri è utilizzare il riso appena cotto (se è freddo non vengono bene… l’abbiamo provato sulla nostra pelle!).

Altri ripieni, non tradizionali, possono essere:

  • carne di maiale o di manzo (o un misto) cucinata con zenzero tritato, salsa di soia, peperoncino, sakè o mirin e un pizzico di zucchero.
  • tonno in scatola, ben scolato e ridotto in briciole, insaporito con salsa di soia o sale.
  • carne di manzo conservata sotto sale, ridotta in scaglie.

Per la lavorazione preparate una tazza con acqua e acidulato di riso nella quale bagnarvi regolarmente le mani: eviterete che il riso si appiccichi alle dita. Prendete il riso per una palla di onigiri e mettetelo in una mano. Compattatelo bene poi create un solco per inserire il condimento (circa 1 cucchiaio). Avvolgete il riso intorno al condimento e formate una palla, un cilindro o un triangolo (per quest’ultima forma mettete la vostra mano “marcatamente” a coppa per formare ogni angolo, e mantenetela in quella forma fino a quando non siete contenti della forma ottenuta). Avvolgete la palla di riso con una striscia o un triangolo di alga nori, come potete vedere bene nel video. L’onigiri con forma di dischetto piatto l’abbiamo passato in padella con un filo di salsa di soia, spennellato con la salsa di soia e lasciato cuocere un minuto a fiamma bassa.

L’onigiri è una pietanza tipicamente presente nel bento, il “packet-lunch” giapponese. Vi consigliamo di fare un giro su google “immagini” per vedere quanto sono belli gli onigiri, alcuni sono dei piccoli capolavori!!

Se avete capito tutto e siete soddisfatti dei vostri onighir, buon appetito! Se invece volete migliorarvi o siete comunque curiosi, vi lasciamo alla visione del video.

Alla prossima!

Con la ricetta “Onigiri” tratta dal libro “Sonno profondo” di Banana Yoshimoto partecipiamo al contest:

3612 amici sono stati qui 1 amici oggi sono stati qui

Pensacuoca

Creativa nel DNA, il suo animo spazia dalla precisione di una segretaria svizzera alla sregolatezza di un musicista underground.
Prende appunti, annota tutto, studia, legge, intraprende preparazioni lunghe e difficili e poi butta tutto in vacca dimenticandosi il sugo sul fuoco o tagliando la decorazione in cubetti casuali. Per fortuna c'è Fotomangio, che un po' la sgrida e un po' la salva...

4 commenti

Clicca qui per postare un commento

Ti è piaciuto? non ti è piaciuto? lasciaci un commento!

  • Ciao!! La ricetta è perfetta per il mio contest… stavo aspettando che qualcuno partecipassse con una ricetta presa da un libro di Banana Yoshimoto, perché sono ricchi di spunti e ti fanno venire tantissima voglia di preparare quello che mangiano i protagonisti. Anch’io adoro il Giappone e devo ammettere che anche per me le mie prime curiosità (ora inarrestabili) sono nate dopo aver letto il mio primo libro di Banana, ovviamente ora li ho letti tutti e la mia passione giappa è cresciuta a dismisura! :)
    Chiedo scusa per il commento prolisso, ma l’argomento mi appassiona sempre moltissimo.
    a presto

    • Ma di cosa chiedi scusa???!!! Il tuo commento è apprezzatissimo!!! :)
      Nei prossimi giorni continueremo a pubblicare ricette giapponesi, abbiamo seguito un corso di cucina giapponese e volevamo condividere i trucchetti imparati durante le lezioni quindi torna a trovarci!!!
      Grazie e a presto!!

  • Ciao! innanzitutto vi ringrazio per esservi appassionati al mio gioco/concorso, poi vi faccio i complimenti per il vostro blog e per gli argomenti che trattate. Questa ricetta è perfetta ricca di curiosità, deliziosa e giapponese…adoro tutto ciò che riguarda il Giappone…sapete proprio una mia amica Giappa mi ha fatto conoscere le radici di zenzero…guarda un pò?!
    Vi auguro una splendida giornata e vi ringrazio ancora!
    A presto
    Paola

    PS. Come vi chiamate? Ho cercato nel blog,,,,ma non trovo il vostro profilo,,,

    • Grazie milleeee!!! Veramente troppo carina!!!
      Il tuo gioco/concorso è veramente carino, lo seguiremo molto volentieri (anzi, ti inseriamo anche nel blogroll).
      E se non hai trovato i nostri nomi, vuole dire che siamo stati bravi a nasconderli… eheheh!!!!
      icambiamo l’augurio di una splendida giornata, un bacione!!

Non perderti nessun articolo!

Orgogliosi di essere in

Orgogliosi di essere in

Partecipiamo al

Partecipiamo al

Archives

Acqua&Menta è membro di

aifb associazione italiana food blogger

Seguici su:

  facebooktwittergoogle+pinterestyoutuberss
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: