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Di vino in vino. Degustazioni dal Toscano

” Di vino in vino ” (#divinoinvino) ha portato al Centro Casalinghi dal Toscano quattro figure, quattro professionisti legati al mondo del vino: Elisa Sutti e Marzio Isalberti di Tenuta Maddalena, giovane azienda vinicola di Volta Mantovana (Mn); Barbara Reverberi, giornalista e membro di Arga Lombardia Liguria (Associazione Regionale Giornalisti Agricoltura Alimentazione Ambiente Territorio Foreste Pesca Energie Rinnovabili); Paolo Baraldi, sommelier dell’Hotel La Perla di Corvara (BZ) e l’azienda Luigi Bormioli, che ha fornito i bicchieri per la degustazione.

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Il vino è un patrimonio culturale importantissimo per l’Italia. La produzione vinicola offre una grandissima varietà e alta qualità, una ricchezza che non conosciamo e riconosciamo, che nasce dalla combinazione di terreni ricchi e sapienza nell’interpretazione del vitigno.

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Il vino è nel nostro DNA (e secondo noi, in certe regioni, ha sostituito il sangue nelle vene! ndr). Già etruschi e romani producevano vino, anche se molto diverso dal nostro: talvolta veniva lasciato nelle botti a invecchiare anche per 125 anni, ed erano le generazioni successive a gustarlo. Per questo motivo forse i romani diluivano il vino e lo servivano con spezie: era molto concentrato, molto alcolico, molto duro. Il vino come lo conosciamo oggi arriva nel medioevo, con i monaci: la zona della Franciacorta, ad esempio, prende il nome proprio dalle “corti franche” dei monaci benedettini che era sorte sul territorio. “Ora et labora” quindi significava anche vinificare, e noi adesso abbiamo un altro motivo per ringraziare i monaci, oltre alla birra: “un brindisi per i monaci!”

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Barbara Reverberi, all’apertura dell’evento cita Luis Sepúlveda: “Viaggiare è camminare verso l’orizzonte, incontrare l’altro, conoscere, scoprire e tornare più ricchi di quando si era iniziato il cammino”. Bere vino è come fare un viaggio e accostarsi a un buon vino di cui incontriamo e conosciamo il produttore, che ci racconta come l’ha fatto, e il sommelier che ci accompagna nella degustazione e nelle sensazioni che il vino ci dà, e sicuramente l’esperienza ci arricchisce.

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Quando cerchiamo un vino, l’obiettivo è di trovare il vino che piace a noi. Paolo ci spiega semplicemente che il vino che ci piace è quello che ci fa venire voglia di berne ancora, che ci lascia qualcosa. Degustare vino è un momento di pausa, di sogno, un viaggio nella qualità della vita, nella fantasia e nell’emozione.

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Elisa ci racconta che Tenuta Maddalena nasce sulle colline moreniche del Lago di Garda dalla passione per il vino di un gruppo di amici quarantenni: non sono dei neofiti, alcuni sono già proprietari di aziende e uno è enologo. L’occasione arriva quando uno dei futuri soci incontra difficoltà nel gestire l’azienda del padre, soprattutto la cantina. All’inizio è un’avventura, ma poi la cosa diventa seria, il gruppo lavora bene e i risultati (ottimi ) arrivano sia nella provincia, sia all’estero.

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L’azienda lavora circa 9 ettari di vigneto con vitigni internazionali (Merlot, Cabernet Sauvignon e Chardonnay) e producono circa 45.000 bottiglie all’anno. Molta attenzione è dedicata alla cura del vigneto e alla cantina, fasi in cui – ci spiega Elisa – si rischia di fare grandi danni; la scelta è stata di puntare sulla qualità, piuttosto che mettersi a fare concorrenza alla grande distribuzione, sempre Elisa sintetizza: “ne facciamo poco, ma lo facciamo bene”. Non usano diserbi, ma una coltivazione naturale vicina al biologico, con grande attenzione alla potatura, al controllo dell’uva anche nella stagione estiva, quando viene scelta e diradata se fiorisce troppo, e ovviamente grande attenzione durante la vendemmia.

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Anche se l’azienda giovane, abbiamo già detto che non nasce dal nulla: prima della vendemmia del 2007 i vigneti già esistevano, producevano principalmente vino sfuso e imbottigliavano pochissimo; l’azienda stessa poi esiste dai primi del Novecento, anche se all’epoca non si chiamava Tenuta Maddalena (il nome deriva da Santa Maria Maddalena, patrona di Volta Mantovana); i nomi dei vini invece sono quelli dei toponimi dove si trovano i vigneti: il Merlot “Montecervo”, nome storico del monte che ancora si trova su alcune mappe, lo Chardonnay “D’Alloro” dal cognome del proprietario storico del vigneto, e via dicendo.

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L’azienda unisce quindi tradizione e tecnologia: i nuovi soci sono giovani, ma l’azienda ha radici solide profonde e l’enologo quarantacinquenne unisce il sapere a una mentalità molto giovane aperta. L’applicazione delle conoscenze sfrutta quanto di meglio la tecnologia attuale ci mette a disposizione per il controllo della cantina, ad esempio installando nuovi serbatoi e un impianto frigorifero che controlla le vasche, costantemente monitorato grazie a un computer, il quale in base alle impostazioni immesse decide se refrigerare o riscaldare. Di solito in vendemmia si refrigera il mosto per concentrarne gli aromi, per lo stesso motivo in fermentazione sono controllate le temperature.

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Il nostro sommelier Paolo ci accompagna nella degustazione dei vini “alla francese”, ossia partendo dal rosso, proseguendo con il rosato e terminando con il bianco. Questa scelta apparentemente illogica di partire dal vino più “forte” per concludere con quello più “delicato” (perdonateci la libertà dei termini) ha in realtà una motivazione solida perché il vino bianco, ricco di minerali, “pulisce la bocca” a fine degustazione, lasciando un senso di freschezza che il vino rosso non riuscirebbe a dare.

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Per bere, bisogna stappare, e Paolo inizia mostrandoci come si apre correttamente una bottiglia di vino, elemento dato spesso per scontato: taglia la capsula alla base dell’anello sul collo della bottiglia (molti tagliano sopra, poi quando si versa se una goccia va a contatto con alluminio possono alterarsi le componenti principali del vino), procede con un taglio in verticale e toglie la capsula. Per stappare si punta il verme (l’elemento a vite del cavatappi) nella parte centrale del tappo dando qualche giro (non eccessivo) e tirando su con la leva. È importante che il cavatappi abbia un bel verme e un buon coltellino; ne esistono poi anche in materiali pregiatissimi e di design, ma le caratteristiche da ricercare sono prima di tutto queste due.

Il bicchiere non è un semplice contenitore, la scelta del bicchiere giusto è fondamentale per assaporare al meglio il vino e la scelta dell’azienda Luigi Bormioli non è casuale. I Bormioli erano magistri vitriorum nella Repubblica Marinara di Genova nel Cinquecento, rivale di Venezia anche nella produzione del vetro. Trasferiti a Parma nell’Ottocento, dove l’azienda ha tutt’ora sede, mantengono una fortissima tradizione, cui affiancano continua ricerca tecnologica, qualità e fantasia. I loro prodotti sono ancora tutti Made in Italy!

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Come abbiamo detto, la degustazione è iniziata con il rosso, un Merlot Alto Mincio IGP Montecervo 2011. Troppo spesso si cade in errore circa la temperatura a cui sono serviti i vini. È vero che i rossi vanno a temperatura ambiente e i banchi freddi, ma se fuori ci sono 35° o il bianco lo serviamo a 4°C, non stiamo facendo del bene ne a noi, ne al vino! Portando ad esempio questo Merlot a 16° ne aumentiamo la bevibilità e possiamo assaporarne tutte le caratteristiche. I vini Merlot hanno solitamente una struttura abbastanza importante, sono complessi, il colore dipende dai cloni di merlot che si utilizzano, hanno quello che si definisce “un bel frutto” (frutti rossi, dal mirtillo al lampone), e può variare anche in base all’invecchiamento.

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La scelta di Tenuta Maddalena è stata di ottenere un Merlot non troppo strutturato, non pesante né legnoso, più facile da bere. Questo deriva dal fatto che, dalle prime vinificazioni, non c’era molta differenza con il loro Cabernet rosso: entrambi appassiti, entrambi strutturati, con un grado alcolico simile, ecc… Pertanto hanno scelto di cambiare direzione per il merlot, evitando l’appassimento, con vendemmia tardiva e invecchiamento acciaio. Questa scelta da alcuni è stata apprezzata, da altri meno.

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Esame visivo: bel colore intenso, (non è vero che più il vino è scuro e più è forte, ci sono varietà che colorano più di altre).

Esame olfattivo: profumo di marmellata, di frutti rossi con note speziate.

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Chiusura (il famoso “retrogusto”) e persistenza: con una buona lunghezza

I vini di Tenuta Maddalena sono prodotti solo con l’acciaio, non hanno passaggi in legno e le caratteristiche dell’uva si ritrovano nel bicchiere. È estremamente pulito al naso, ovviamente si apre maggiormente dopo avergli lasciato un po’ di tempo e di spazio. Paolo consiglia di assaggiare il vino, poi di rotearlo, di dargli tempo e di riprovarlo. Per questo vino abbiamo utilizzato un bicchiere universale, sarebbe stato meglio un calice più ampio, magari una pancia più larga.

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Abbiamo abbinato al Montecervo del roastbeef di manzo, anche se questo vino si abbinerebbe meglio con piatti ancora più “forti”, come carni rosse alla griglia.

Il Rosato Alto Mincio IGP Fossedal 2013 è ottenuto con 80% Merlot e 20% Barbera, un vitigno tipico del Piemonte. Elisa ci racconta che il rosato è il vino “di una notte”: non è la miscela di vino bianco e rosso, ma il frutto di un contatto veloce con le bucce (solitamente inferiore alle 24 ore) che danno la colorazione finale. Il rosé accompagna piatti leggeri e si sposa bene anche con le note affumicate, perfetto come aperitivo al posto di una bollicina.

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Esame visivo: il colore è delle bucce di cipolla (come i francesi definiscono quasi tutti i rosé), di un bel rosa tenue che fa venire subito voglia di berlo.

Esame olfattivo: al naso arrivano note molto fini ed eleganti, floreali, di piccole fragoline di bosco, molto piacevole.

Al gusto: sentiamo la sapidità dei terreni morenici, la mineralità, il pizzicorio sulla parte palatale e sui lati della lingua, dove si percepisce il salato.

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Abbiamo accompagnato il Rosato con scaglie di speck croccanti, marmellata di arance amare Rigoni di Asiago e noci.

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In chiusura abbiamo assaggiato lo Chardonnay Alto Mincio IGP D’alloro 2013. Lo Chardonnay è un vino di origine francese (Borgogna), è un vitigno internazionale del quale esistono diversi cloni che possono portare a vini differenti.

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Esame visivo: il colore è giallo paglierino con riflessi verdognoli.

Al gusto: ha una buona acidità, con note di frutto che poi cambiano completamente, lasciando armonia.

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Persistenza: non ha una lunghezza estrema, è un vino che chiude, ma chiude bene; persistono la mineralità e la sapidità.

L’acidità sostiene l’invecchiamento, l’affinamento in bottiglia dona caratteristiche diverse al vino.

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Può essere abbinato con diverse tipologie di alimenti: pesce, carni bianche, faraona. Noi lo abbiamo abbinato a delle scaglie di parmigiano reggiano (del Consorzio Latterie Virgilio) e mostarda di mele. È stato interessante accompagnare la mineralità del parmigiano a quella del vino bianco.

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Alla fine la bella chiacchierata con Paolo, Barbara, Elisa e Marzio, ci ha permesso anche di fare alcune considerazioni più generali sul vino. Il mercato del vino in Italia è fondamentale: da dati emersi a Vinitaly 2014, nel solo mese marzo il fatturato è stato di 406 milioni di euro. Italia, Francia e Spagna si contendono il primato della produzione di vino, mentre a livello mondiale sono in crescita California, Cile e Asutralia.

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Per sostenere questa economia, possiamo cercare di bere i vini del nostro territorio; in Italia ci sono molte persone, piccoli produttori, che lavorano molto bene, con qualità alta a prezzi ragionevoli, al contrario di quanto avviene in Francia, ad esempio, dove per bere bene devi spendere cifre assurde. A proposito di prezzo, possiamo dire che, in considerazione anche di una giusta remunerazione per tutta la filiera, in enoteca non si può scendere sotto i 7-8 € a bottiglia. Ricordiamoci che dietro una bottiglia di vino ci sono delle persone, contadini che faticano in vigneto, che se cominciano ad essere pagati troppo poco, potrebbero essere tentati di ricorrere a prodotti che ne agevolino il lavoro, a scapito poi della qualità del vino.

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Al ristorante la carta dei vini è sempre un elemento molto costoso e il consumatore che vuole ordinare bottiglia di qualità si ferma davanti a prezzi troppo alti, tanto che sono in aumento le consumazioni “al calice”. A questo proposito prestate attenzione a cosa vi arriva nel bicchiere, se ad esempio in un rosso percepite dei tannini pesantissimi, significa che è aperto da un po’. Un consiglio può essere proprio quello di… lasciarsi consigliare! Dal sommelier, o dal personale di sala se manca questa figura.

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E quando siamo a casa? L’acquisto del vino, come per ogni altro alimento, passa anche dalla lettura dell’etichetta. Questa deve contenere alcune informazioni obbligatorie, ad esempio: l’indicazione del produttore, dei marchi IGP, DOC, DOCG, ecc.., le uve utilizzate, il tasso alcolemico in percentuale per litro, la capacità della bottiglia, il lotto e il giorno di imbottigliamento. L’etichetta posteriore non è obbligatoria, ma una scelta del produttore che può dare indicazioni sulla sua azienda e sugli abbinamenti, sul vitigno e sulle origini ecc.. Attualmente è in discussione una legge per cui non sarebbe più obbligatoria la denominazione della regione di provenienza del vino, e questo sarebbe un gran danno. L’etichetta poi, nella sua veste grafica, rappresenta una delle leve che indirizzano il consumatore nella scelta.

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Anche la scelta della bottiglia è importante e ogni azienda ha la sua filosofia. Tenuta Maddalena ad esempio usa una bordolese classica (originaria di Bordeaux). Il colore della bottiglia è scelto in base a diversi fattori: un colore scuro è preferibile per il vino che può essere invecchiato, perché lo ripara dalla luce; una bottiglia chiara metterà i risalto il colore del vino, invitando all’assaggio, specie per i vini che devono essere conservati poco. Ad esempio il bellissimo Rosato Fossedal di Tenuta Maddalena è commercializzato in bottiglie completamente trasparenti (anche se l’enologo avrebbe voluto comunque una bottiglia verde scura!)

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Vogliamo salutarvi con qualche indicazione ulteriore sulla produzione di Tenuta Maddalena, che non imbottiglia solo vini fermi, ma anche spumanti, come il Tempesta, ottenuto da uve Chardonay con metodot classico, come il Franciacorta, e fermentazione sui lieviti di 24 mesi. I loro vini nel mantovano si trovano in molti ristoranti e in qualche gastronomia come Il Salumaio di Belfiore, Il Tagliere di Mantova, Enoteca Brunetti di Piubega, per fare qualche esempio.

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Nel 2015 abbiamo avuto l’opportunità di andare a trovare gli amici di Tenuta Maddalena in occasione dell’imbottigliamento, una bella esperienza che vi raccontiamo qui.

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Pensacuoca e Fotomangio

Gli articoli di Pensacuoca e Fotomangio sono quelli scritti a quattro mani. La maggior parte dei nostri articoli nasce così, dopo lunghe trattative su tutto. Lui è preciso, ha un ottimo palato e la pazienza per settare correttamente la macchina fotografica. Lei è quella creativa ma scapestrata.

4 commenti

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  • Concordo…davvero istruttivo e coinvolgente!
    Io e il mio compagno (ovviamente presenti!) abbiamo già trovato un posticino dove propongono tutti i vini di questa tenuta per apprezzare i vini che non sono stati presentati e rivivere le emozioni che ci hanno dato i tre vini conosciuti in questa occasione.

    • :) Grazie mille! Sono molto contenta che abbiate voglia di rivivere le sensazioni e di provarne di nuove, l’hashtag #divinoinvino è a vostra disposizione se volete condividere qualcosa con noi!

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