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Emozioni di un viaggio in Sardegna

La Sardegna è una terra che ho amato prima ancora di esserci stata la prima volta. All’esame di quinta elementare le mie tre tesine furono sulla vita privata di Napoleone Bonaparte (lo trovavo un uomo incredibilmente bizzarro), sulla Sardegna e sulla Spagna. E il viaggio più lontano che avevo fatto allora era sull’Appennino modenese. Devo dire che questi colpi di fulmine per Sardegna e Spagna sono stati ampiamente riconfermati dai viaggi che ho fatto negli anni successivi e, nel nostro ultimo viaggio in Sardegna, a Cagliari, ho lasciato proprio un pezzo di cuore.

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Prima di parlarvi delle splendide realtà che abbiamo visto e delle persone appassionate e preparate che abbiamo conosciuto, vogliamo proprio trasmettervi la sensazione di benessere che ci ha accompagnati nel nostro weekend lungo sull’isola.

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Il centro storico di Cagliari è costituito dai quartieri di Castello, La Marina, Villanova e Stampace. Castello è in posizione dominante sulla la città e conserva ancora la cinta muraria da cui prende il nome, testimoni delle fortificazione iniziate dai Pisani nel XIII secolo.

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La Marina sorge tra il Castello e il porto di Cagliari; nel bene e nel male è il quartiere più vivo e animato, quella della movida, dove non mancano i locali alla moda affacciati sul porto, ma dove appena svoltati nelle vie alle spalle dei palazzi, sembra di entrare nelle vie multietniche di una qualunque città del mediterraneo.

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Noi alloggiavamo proprio alla Marina, avendo la rara fortuna di poter vivere per qualche giorno in un palazzo storico della città. Questi, infatti, sono ancora abitati dalle famiglie, pertanto non è facile visitarli. L’Hotel Miramare rappresenta un’opportunità anche in questo senso. Questo piccolo albergo ha una grande ed eclettica personalità, che rispecchia quella del suo proprietario, pilota di aereo e appassionato d’arte: 18 camere e 4 suite, ciascuna col proprio stile.

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La vera perla del Miramare è il piccolo cavedio interno, trasformato in giardino grazie alla collaborazione con l’orto botanico di Cagliari, e dedicato a Eva Mameli Calvino, matematica, botanica, naturalista italiana, docente di botanica all’università di Cagliari e direttrice del locale orto botanico. E madre di Italo Calvino. In questo piccolo giardino, con più di 100 piante tipiche della flora sarda, si respira un’atmosfera magica, soprattutto quando la sera viene illuminato con le candele e le luci per la cromoterapia (si pensa faccia bene alle piante) si riflettono sulle piante e sulle pareti circostanti.

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Siccome chi ben comincia è a metà dell’opera, con le meravigliose colazioni fatte all’Hotel Miramare le nostre giornate non potevano iniziare meglio.

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La presentazione dei cibi esposti nel buffet rispecchia la grande attenzione messa in tutti i dettagli, la grande offerta incontra tutti i gusti e le scelte alimentari: dolce, salato, frutta, estratti, marmellate, formaggi e tutto quanto ci si può aspettare in un albergo che ospita viaggiatori da tutto il mondo (noi abbiamo conosciuto un neo-zelandese di passaggio a Cagliari e incontrato una coppia di donne francesi).

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Assieme al cibo, nella sala dedicata alla colazione, un libreria offre una buona scelta di libri, in diverse lingue, che spaziano dal cibo, all’arte, alla fotografia, al territorio.

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Il nostro tour si è concentrato sull’enogastronomia sarda, andando a scoprirne le radici, incontrando produttori di vino, formaggi e pomodori. Ovviamente poi abbiamo re-incontrato quegli stessi ingredienti a tavola, perché non si può conoscere senza provare! Ci hanno raccontato che nella cucina della Sardegna meridionale è tutto più salato, in compenso sono più gentili con le materie prime. Abbiamo potuto sperimentare questo approccio alla cucina nei ristoranti contemporanei dove abbiamo mangiato: materie prime ricercate e trattate con grande attenzione e rispetto.

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Il sale è storicamente un ingrediente importantissimo per Cagliari: la produzione del formaggio era legata proprio alla disponibilità di sale ottenuto dalle numerose saline della zona. Oggi sono famosi i pomodorini essiccati con il sale, che a Cagliari si usano al posto del dado per insaporire diversi piatti.

La cucina tradizionale cagliaritana, diversamente da quella sarda, è una cucina di pesce, ereditata probabilmente dai di pescatori siciliani e campani migrati sull’isola. I sardi tuttavia storicamente hanno avuto uno scarso rapporto col mare, ritenuto il luogo da dove arrivavano i pericoli (non soli “i turchi”, ma anche, probabilmente, veri e propri tsunami in epoca remota, come emerso da alcuni discorsi con Marco, uno dei nostri accompagnatori). L’ultima invasione barbaresca della Sardegna risale al 1815. A pensarci bene, se provate a immaginare la cucina sarda, pensate ai formaggi, alla pecora, al porcheddu (sì, con la “h”), ma non a piatti di pesce. La cucina tradizionale è una cucina con pochi fronzoli, molto concreta: ad esempio il porcheddu non si serve con le patate (anzi, a un sardo suona stranissimo) e non ci sono grandi contorni.

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Il nostro viaggio di lavoro (sì, perché nonostante tutto, eravamo “in missione per conto di AIFB”, con eminenti membri del direttivo!) non è stato però esclusivamente dedicato alla cucina: abbiamo anche “pocciato” i piedi nelle fantastiche acque del mare di Nora e abbiamo avuto la possibilità di visitare il suo sito archeologico che, come una italica Atlantide, in parte si trova sott’acqua. Dura la vita del foodblogger, eh?

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Nora è stata fondata dai fenici, che cercavano posti sicuri dove attraccare e con le sue tre insenature, questa località offriva attracchi in qualsiasi condizione di mare e vento. A Nora avvenne uno scontro tra cartaginesi e romani, questi ultimi ebbero la meglio e fondarono una delle loro tipiche città, ordinata su Cardo e Decumano che seguono il terreno – così come la strada che si allarga e si stringe – e dotata di teatro, strade, cloaca, acquedotto e ben quattro terme. Da queste dotazioni si stima che ci fosse una popolazione di 8.000 persone.

Oltre alla bellezze artistiche, Nora come buona parte delle zone attorno Cagliari, offre uno spettacolo naturale unico nel suo genere: un mare cristallino che una sottile linea di terra separa da ampie lagune dove in estate i fenicotteri sono presenta fissa, ad animare le acque di giorno e il cielo di sera, quando in ordinatissime file si spostano dagli stagni ad ovest verso quelli a est per la notte.

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In questo scenario paradisiaco non mancano i posti dove passare qualche ora piacevole, come uno dei ristoranti di cui vi parleremo in uno dei prossimi articoli. Siccome non vogliamo annoiarvi troppo mentre sarete in vacanza, abbiamo deciso di tenere questi articoli piuttosto corti, quindi vedete questo come una gustosa premessa di quello che arriverà!

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Approfittiamo anche per ringraziare chi ci ha permesso di fare questa esperienza e che ci ha accompagnati: Anna Maria e Patrizia di AIFB, Roberto, le due Giuseppina e Marco.

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Pensacuoca e Fotomangio

Gli articoli di Pensacuoca e Fotomangio sono quelli scritti a quattro mani. La maggior parte dei nostri articoli nasce così, dopo lunghe trattative su tutto. Lui è preciso, ha un ottimo palato e la pazienza per settare correttamente la macchina fotografica. Lei è quella creativa ma scapestrata.

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