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Zuppa di pesce e cuscus alla trapanese per MTC55

Questo mese l’MTChallenge mette insieme due delle donne più splendide del pianeta: Alessandra e Anna Maria. Il tema della sfida #55 è il broeto e noi ci siamo subito messi alla ricerca di una ricetta speciale, che rendesse onore alle giudici.

mtc 55

Quale occasione migliore di una settimana di rilievi con Fausto, nostro amico e collega siciliano trapiantato a Verona, per estirpargli qualche ricetta siciliana?! La Sicilia, a quanto ci racconta Fausto, non ha una tradizione di zuppe di pesce, ad eccezione del cuscus alla trapanese, del quale ci siamo subito innamorati. Veniamo a sapere che questo piatto unisce le due sponde di quel tratto di Mar Mediterraneo: Trapani e la Tunisia, due popoli divisi politicamente ma da sempre molto vicini e questa ricetta ne è l’ennesima prova.

A Trapani si dice cuscus, in arabo è kuskusu, cous cous è alla francese ma è corretto chiamarlo anche couscus o couscous.

Il cuscus fa parte della tradizione mediterranea ed è originario della zona del Maghreb. Lì viene condito solitamente con il montone e/o con verdure bollite e può essere reso piccante dalla harissa. Trapani è una lingua di terra sul mare abitata da pescatori che da sempre hanno avuto rapporti con i loro fratelli tunisini e le contaminazioni non si sono fatte aspettare. Conosciuta la ricetta del cuscus, l’hanno resa propria utilizzando quello che avevano maggiormente a disposizione – il pesce – ottenendo una ricetta completamente diversa da quella araba. Originariamente preparato con il pesce invenduto, oggi è un piatto che può essere preparato con pesce povero o più “pregiato” ma sempre con grande attenzione al gusto e alla presentazione. Il cuscus cotto veniva steso sulle stuoie, fatto asciugare e riposto in sacchi di stoffa per essere conservato anche per parecchi mesi.

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Il nostro amico Fausto però non cucina il cuscus e non è trapanese, quindi ci ha messo in contatto con la fantastica Daniela, avvocato con la passione per la cucina, che ci ha insegnato la ricetta dei suoi genitori, che a Trapani erano immigrati dall’isola di Ponza – la madre – e dalla Sardegna – il padre (Mediterraneo che più Mediterraneo di così, non si può!) ed è arrivata addirittura a procurarci la semola adatta! Daniela gestisce il B&B Le Finestre sul Mare a Levanzo, isola dell’arcipelago delle Egadi a poche miglia, circa 20 minuti di aliscafo, dalla costa di Trapani.

Rispetto alla ricetta di Anna Maria noi abbiamo proceduto senza sfilettare il pesce, perché così vuole questa ricetta. La polpa è separata dalla carcassa a cottura avvenuta, il che è più semplice ma richiede maggiore attenzione per eliminare tutte le lische. Altra differenza è l’assenza di verdure nel brodetto, qui la zuppa si fa solo con il pesce.

Di base si utilizzano vari pesci da zuppa ma non possono mancare: scorfano, coda di rospo, triglie e cepole, dette “cipolle”. Si aggiungono poi calamari e seppioline, tagliati a pezzi se troppo grossi, comunque mai ad anelli. Infine qualcuno aggiunge le cozze, che servono più per la presentazione del piatto. Qualche gambero rosso di Sicilia conferisce un sapore unico.

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Altri ingredienti tipici concorrono nella perfetta riuscita del cuscus alla trapanese: il sale marino delle antichissime saline Trapanesi; l’aglio rosso di Nubio, presidio slow food, più saporito e piccante dell’aglio comune; olio extravergine di oliva del trapanese, di Castelvetrano, città dell’olio, o di Nocellara del Belice.

Questo piatto richiede un po’ di organizzazione: bisogna incocciare e cuocere il cuscus, pulire i pesci, preparare la zuppa e lasciarla stracuocere – dopo aver tolto il pesce al suo giusto tempo di cottura. Noi vi consigliamo di procedere in questo modo: pulite il pesce e organizzatevi gli ingredienti per la zuppa. Incocciate il cuscus e conditelo con l’olio e le spezie (impiegherete massimo un’ora, dipende dalla quantità e dalla vostra abilità). Mettete a cuocere la zuppa e poi – mentre il brodo stracuoce – cuocete anche il cous cous, in modo da averli entrambi caldi più o meno nello stesso tempo e poterli unire. L’ultima fase è riscaldare la zuppa di pesce mentre il cuscus riposa per una mezz’ora.

Zuppa di pesce e cuscus alla trapanese

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  1. PREPARARE IL CUSCUS

Si inizia con l’incocciatura ossia la preparazione del chicco, una aggregazione di 2-3 granelli di semola. La dimensione del chicco è fondamentale: se è troppo piccolo il cuscus in cottura rischia di diventare pappina, se è troppo grosso somiglierà di più alla fregula.

Tradizionalmente si usa la mafaradda, una zuppiera di terracotta bassa e larga. In alternativa potete utilizzare un piatto molto grande, scanalato e con i bordi alti. Cecilia riconoscerai il tuo bellissimo piatto nei nostri video, Federica non odiarci per avertelo sottratto!

Ingredienti per 4 persone (o per un contorno per 6 persone, come nel nostro caso):

  • 500 g di semola di grano duro a grana grossa
  • acqua q.b.

Per condire:

  • olio extravergine di oliva
  • sale marino, possibilmente delle saline Trapanesi; noi abbiamo utilizzato sale di Pirano
  • pepe
  • cannella
  • curcuma
  • 1/4 di cipolla
  • 3-4 foglie di alloro essiccato

 

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Procedimento:

Versate tre o quattro pugni di semola nel piatto e versate a poco a poco un po’ di acqua. È importante mettere l’acqua un pochino per volta: qualche goccia e si incoccia, qualche altra goccia e si incoccia, fin quando si nota che ha assorbito la quantità sufficiente ad aggregarsi. Tenete la mano come se steste impugnando un’arancia, con i polpastrelli a contatto con la mafaradda, e massaggiate la semola in rotazione oraria. Aggiungete acqua e semola fino a ottenere chicchi di circa due millimetri di diametro. Preparate piccole quantità di cuscus per volta.

Una volta formati, i chicchi si depositano nel “lemmo”, tradizionale contenitore di terracotta di forma tronco conica. In assenza del lemmo potete utilizzare una ciotola di terracotta. C’è chi li mette su uno strofinaccio da cucina pulito ma Daniela lo sconsiglia perché si rischia che il cuscus si asciughi troppo e che non cuocia mai.

Procedete incocciando tutta la semola. C’è chi passa al setaccio il cuscus ottenuto per togliere l’eventuale sovrappiù di semola. Condite il cuscus con un filo di olio extravergine d’oliva e, con il palmo delle mani, sfregatelo in modo che, alla fine, tutti i granelli siano unti d’olio e ben sgranati.

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Aggiungete al cuscus sale, pepe, cannella e curcuma. Daniela dice che si devono sentire gli aromi ma il sapore dominante del cuscus è quello della zuppa di pesce. Gli aromi si devono sentire, senza esagerare, e comunque più cannella e poca curcuma. Infine aggiungere un po’ di cipolla cruda tritata e 3-4 foglie di alloro che possono essere infilzate dentro il cuscus o posizionate sui buchi della cuscussiera.

C’è chi fa riposare ed asciugare il cuscus ma la madre di Daniela le ha insegnato che il cuscus una volta asciugato risulta difficile da cuocere e più pesante.

  1. PREPARARE LA ZUPPA DI PESCE:

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Ingredienti per 6 persone:

  • 1,8 kg di pesce misto da zuppa: scorfano, coda di rospo, triglia, gallinella
  • 500 g di crostacei e molluschi: canocchie, 2 gamberi rossi di Sicilia, calamari, seppioline
  • 200 g di cozze
  • 400 g di pomodori maturi (data la stagione, abbiamo usato due scatole da 240 g di pomodori pizzutelli pelati, ma vanno bene anche i San Marzano)
  • 2 spicchi di aglio, preferibilmente quello rosso di Nubio
  • 1 cipolla
  • ½ bicchiere scarso di vino bianco Catarratto (o altro vino bianco acido e poco aromatico)
  • sale e pepe q.b.
  • olio extravergine di oliva

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Pulite le cozze, eliminate le barbe e lasciatele in acqua fredda. Eviscerate, squamate tutto il pesce e riponetelo in frigorifero. Per pulire seppie e calamari dovete tirare con decisione la testa, che si porterà dietro buona parte delle interiora (1). Sciacquate bene l’interno del mantello per eliminare i residui, dopodiché eliminate l’osso prendendolo per un’estremità e sfilandolo. Sempre sotto acqua corrente eliminate la pelle, che sarà un po’ più dura nelle seppie rispetto al calamaro. Infine dalla testa eliminate becco e occhi asportando l’intera sezione, oppure levateli uno per uno.

In una grande casseruola versate l’olio extravergine in modo che faccia un sottile strato su tutto il fondo, aggiungete la cipolla tritata e l’aglio leggermente schiacciato col mortaio e accendete il fuoco. Appena inizia a soffriggere, inserite i pesci squamati ed eviscerati e girateli su entrambi i lati per qualche secondo fino a dorarli. Sfumate col vino bianco e – una volta evaporato – aggiungete il pomodoro. Coprite con acqua fredda, salate e portate a bollore. A bollore raggiunto, aggiungete le seppioline e i calamari (se sono grandi, potete tagliargli a tocchi, ma non ad anelli), fate tornare il bollore e lasciate cuocere qualche minuto. Aggiungete i crostacei e di nuovo fate cuocere qualche altro minuto da quando torna a bollire. Infine, le cozze, che cuoceranno finché non saranno aperte.

Appena il pesce è cotto (i bulbi degli occhi diventano bianchi e la pelle inizia a ritirarsi scoprendo la polpa), con un mestolo bucato o una schiumarola, tirate fuori le parti di pesce integre che serviranno per il cuscus e per la zuppa. Scarnate e deliscate il pesce facendo attenzione a non lasciare spine e mettetelo temporaneamente da parte, mentre le carcasse dei pesci e i carapaci dei crostacei li rimettete a stracuocere nel brodo. Noi abbiamo lasciato cuocere il brodo per un’oretta, aggiungendo un po’ di peperoncino e infine una manciata di prezzemolo.

Filtrate il brodo di pesce così ottenuto e spremete bene le parti solite (teste & co) per estrarre tutti i sapori e avere un brodo ancora più ricco; noi abbiamo utilizzato la centrifuga. Utilizzate una parte di brodo per condire il cuscus – come indicato a seguire – e utilizzate il resto per la zuppa.

  1. CUOCERE IL CUSCUS

Il metodo tradizionale prevede l’uso di un recipiente per la cottura a vapore chiamato cuscussiera. Quella usata nel trapanese è in genere composta da una specie di colapasta di terracotta verniciata a fondo tondo, con relativo coperchio, e una pentola dai bordi alti capace di ospitare questo “colapasta”.

Se non si ha questo strumento, si può utilizzare un colapasta forato sopra a una pentola. Se l’incastro tra il bordo della pentola inferiore e il recipiente superiore non è ermetico, per non far fuoriuscire il vapore dai lati viene usato una “colla” di acqua e farina. Questo perché il vapore dovrebbe uscire esclusivamente dai fori del colapasta.

Nei paesi arabi si usa la pentola dai bordi alti per cuocere le verdure o la carne in umido e il cuscus si cuoce assorbendo i sapori della preparazione sottostante. A Trapani nella pentola sotto si mette solo acqua e il cuscus si insaporisce una volta cotto, quando viene unito alla zuppa di pesce. Noi per fare una piccola economia domestica abbiamo sfruttato la cottura del cuscus per fare un brodo di verdura nella pentola sottostante.

Procedimento

Mettete sui fori del recipiente soprastante qualche foglia di alloro e versate il cuscus a formare una montagnetta. Con un lungo stuzzicadenti create un forellino al centro del cucuzzolo fino al fondo della cuscussiera, così da consentire un circolo fra i forellini del fondo della pentola e il centro del couscous. In questo modo il vapore circola e cuoce bene tutto.

Mettete acqua nel recipiente sottostante e sigillate i due contenitori con un impasto di acqua e farina. Accendete il fuoco e – quando inizia a uscire vapore – abbassate la fiamma, mettete il coperchio in modo che rimanga leggermente aperto e fate cuocere per circa mezz’ora. Rimestate il cuscus sollevando i granelli e facendo prendere aria – mai schiacciando – poi rimettete il coperchio e lasciate cuocere per un’altra mezz’ora.

Una volta terminata la cottura, il cous cous si dovrà presentare umido e sgranato. Tenete al caldo in un contenitore di terracotta. Non appena il brodo sarà stracotto e lo avrete filtrato, condite il cuscus con il liquido ben caldo (in volume calcolate circa 1 parte di zuppa ogni 3 di cuscus). Rimestate sempre verso l’alto e coprite con un coperchio, poi avvolgete il tutto in una coperta per tenere in caldo, e lasciare assorbire per una buona mezz’ora.

  1. SERVIRE

Per la presentazione:

  • prezzemolo
  • qualche mandorla

Passata la mezz’ora, avrete il cuscus pronto e già caldo. Riscaldate il brodo e aggiungete il pesce per ottenere la zuppa. Nel frattempo tritate a granella qualche mandorla e fatela abbrustolire.

Servite la zuppa di pesce ben calda e accompagnatela con il cuscus in una ciotola o in sformato, decorato con il prezzemolo tritato e la granella di mandorle abbrustolita. Al centro della tavola mettete anche una ciotola di brodo di pesce così che i commensali ne possano aggiungere al cuscus secondo il loro gusto.

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Chiudiamo rispondendo alla domanda di Anna Maria: Quando, nella vostra vita, un momento legato al cibo ha fatto la “differenza”?

IL CIBO CHE FA LA DIFFERENZA – Juri

Pensare a un momento in cui il cibo ha fatto la differenza, o almeno ha giocato un ruolo importante nella mia vita, è meno semplice di quanto sembri. Non stiamo parlando di un ricordo o un’emozione legata ad un piatto, ma di una situazione diversa, dove il cibo ci ha messo del suo.

Inutile nascondere che alcuni di questi ricordi sono legati a una (o più?) donne, ma per ovvie ragioni mi è impedito di avere ricordi antecedenti al 15 giugno 2011 e comunque, non possono finire nel nostro blog!

Le questioni legate al cibo sono sempre state importanti nei miei rapporti di coppia, ma nessuna si è mai avvicinata a Pensacuoca. Il momento in questione risale all’11 luglio 2011, quando Pensacuoca organizzò una cenetta per una quindicina di amici nel giardino di casa, primo evento “mondano” al quale partecipavamo entrambi, pur ancora in semi-clandestinità! Molti suoi amici sono stati miei studenti, quindi era abbastanza buffo cercare di giustificare la mia presenza lì: fuori posto, fuori età, fuori tutto!

Per farla breve, quel giorno la Dani ha preparato montagne di cibo per tutti e tutto da sola, iniziando dal pomeriggio, cosa che mi lasciò piuttosto incredulo, ma che mi fece capire quanta follia e determinazione ci fosse in quel corpicino, quanta voglia di fare per le persone a cui tiene. In quel periodo non mi servivano molte altre “rivelazioni”, ma di certo ha aiutato!

A distanza di quasi cinque anni quello slancio non l’ha perso, e io ho ancora la fortuna di esserne testimone, come di tutti i miglioramenti che sono seguiti!

IL CIBO CHE FA LA DIFFERENZA – Dani

L’esame di stato è uno di quei mostri neri che ti ricordano che nella vita gli esami non finiscono mai. Avevo deciso di tentarlo al Politecnico di Milano, famoso per avere una media del 18-20% di promossi. Per fortuna c’è il sostegno degli amici e si parte in gruppo: la mia cara amica Stefania e i nostri compagni di corso Dario e Luca. E il papà di Luca, intenzionato a farci da babysitter.

Arriviamo a Milano – in Bovisa – imparanoiati, stanchi e stressati. Mentre ripassiamo le ultime cose, il papà di Luca fa il sopralluogo dell’isolato in cui ci troviamo e decide la destinazione dei nostri futuri pasti: un tristissimo locale, con le tovaglie a quadri bianche e rosse. Ci abbiamo cenato e pranzato in tutto due volte, ma me lo ricordo come un incubo e nei miei ricordi i pasti consumati lì si moltiplicano.

La prima prova dell’esame è devastante: otto ore per fare un progetto. Nessuno di noi tocca cibo e cerchiamo di non bere perché non abbiamo tempo da perdere per andare in bagno. Molte persone non passano l’esame perché non fanno in tempo a finire gli elaborati e non vogliamo che sia il nostro caso.

Usciamo dalla prima prova devastati e ci attende un iperattivo papà di Luca, già diretto verso il tristissimo ristorante. E lì la ribellione: questa sera il posto lo decidiamo noi. Troviamo un ristorante siciliano che – confrontato all’altro – pare avere tre stelle Michelin. Ordino una pasta con pesto di pistacchi e gamberi, il mio primo pesto di pistacchi.

Sarà che quel piatto era buonissimo, sarà che è stato un comfort food, sarà che poi l’esame l’ho passato, quello è stato decisamente un piatto che ha fatto la differenza e ringrazio Annalù e Fabio che in questi giorni lo hanno pubblicato e me lo hanno ricordato.

Note:

  1. con la seppia, se siete bravi, potete recuperare la sacca col nero: è un piccolo sacchettino argentato che si trova nel mantello, è molto delicato e si rompe facilmente. Se siete abili, avrete un ingrediente eccezionale per qualche altra ricetta.
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Pensacuoca e Fotomangio

Gli articoli di Pensacuoca e Fotomangio sono quelli scritti a quattro mani. La maggior parte dei nostri articoli nasce così, dopo lunghe trattative su tutto. Lui è preciso, ha un ottimo palato e la pazienza per settare correttamente la macchina fotografica. Lei è quella creativa ma scapestrata.

63 commenti

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  • Ma che bello! La ricetta è molto evocativa, come tutto quello che parla di Sicilia, e quasi quasi mi avete fatto venire voglia di un viaggio alle Egadi, con tutto che io il mare non lo amo. Bravissimi ad aver fatto anche il cous cous.
    Ed è bello che Anna Maria ci abbia chiesto di raccontare qualcosa di noi, è un modo per conoscerci di più.
    E poi, sarà che ora ho l’occhio più critico, ma più giro per questo blog e più mi piace! :-D

    • Come fai a non amare il mare!!! Io partirei subito e non tornerei più!
      Fare il cuscus è molto divertente, ti consiglio di provare prima o poi, dà grandi soddisfazioni.
      Sono proprio contenta che il nostro blog ti piaccia, sei sempre la benvenuta <3
      Grazie di tutto :)
      Dani

    • Devo dire che avevo molta paura del tuo giudizio, ci siamo permessi di portare a Mantova un pezzo di Sicilia, e per quante telefonate abbiamo avuto con Daniela – santa donna – non è come aver imparato il piatto di persona, averlo mangiato a Trapani e poi averlo riproposto.
      Un tuo giudizio positivo su questo piatto è per noi una grande soddisfazione.
      A noi piacerebbe fare un salto dalle tue parti questa estate, tu hai in programma viaggi dalle nostre? Anche noi abbiamo voglia di vederti!! :)

  • Stupendo tutto. ..la ricetta…i racconti. ..le foto meravigliose. Sono abbagliata! E anch’io ho voglia di andare a Levanzo nonostante non ami il mare neppure io. Grazie mille.

  • Ma quindi il cous cous l’hai fatto con le tue manine??? La ricetta mi piace, mi piace la presenza della cannella e l’utilizzo dei pesci interi. Sui racconti sono più stile Juri: troppi per trovarne uno solo e comunque tu l’idea di donna minuta non me l’hai data. Traspari intelligenza e forza. ( e Juri: mica sembri così fuori età!)

    • Sìììì :) Cuscus fatto con le nostre manine! Più mie che di Juri perchè è un giochino divertentissimo e non riuscivo a staccarmi dal ciotolone!
      Juri è molto più bravo di me a scrivere, però lascia stare l’età che su qualcosa devo pur sempre prenderlo in giro :D
      Grazie per tutti i complimenti, alla ricetta e a me :P

    • Non dirlo neanche per scherzo :D
      Però siamo molto contenti che la proposta sia piaciuta, l’mtc è una grande scuola con i maestri migliori :) E ricevere un complimento dalla Patty è sempre una grande cosa!!

      • Io l’avevo detto. L’avevo detto? E’ che un po’ strega lo sono da sempre, ma questa ricetta era vincente da subito.
        La mia felicità è pari solo all’affetto che ho per voi. Non vedo l’ora di giocare il prossimo mese. Che gioia!
        Bravissimissimissimiiiiiiii

  • Ecco, io l’esame di abilitazione da architetto l’ho fatto ben quattro volte, proprio perché non riuscivo mai a completare gli elaborati di progetto, nonostante non mangiassi, non bevessi e in otto ore solo due minuti per fumare una sigaretta (prima di impazzire completamente sotto una tensostruttura e, fuori, 40°C all’ombra!)
    So bene quanto sia devastante stare lì concentrati per otto ore intere tra squadrette, mine e pennini, senza parlare della relazione tecnica.
    L’ultimo tentativo, quello buono, due anni fa. Sul progetto non ci hanno posato neanche la penna! Inutile descrivere la sensazione di sollievo che ho provato.
    La vostra proposta per questa sfida, invece, la trovo superlativa!
    Dalle tecniche di preparazione all’esecuzione fino ad arrivare alla presentazione finale del piatto…tutto condotto in maniera magistrale!
    Forse che alla fine proverò anch’io a realizzare un cuscus homemade??
    Non mi sento ancora abbastanza sicura, ma sono certa che la vostra ricetta riscuoterà un enorme successo ;)

    • Mamma mia, anche moltissimi miei amici hanno ripetuto l’esame di stato un sacco di volte, io son stata proprio fortunata!
      Provaci a fare il cuscus, è divertentissimo!!!

    • Ciao Ambra! Noi avevamo fatto un corso di fregula a un blog tour e devo dire che è tornato utilissimo per fare il cuscus.
      Non è difficile, bisogna solo prenderci la mano, provaci anche tu!! :)

  • Siete la coppia più bella del mondo, web compreso, e anche la più brava. Il couscous fatto da voi, la ricerca della ricetta, la collaborazione, la storia.. tutto perfetto, siete sempre grandissimi!!

  • alla prima riga, mi sono emozionata da uno a mille-centomila e da lì in poi è stato tutto un crescendo. Tanto che, per quanto abbia cercato di concentrarmi ora leggendo i commenti di chi mi ha preceduto, ora facendo una mezza processione dal frigorifero alla scrivania fatico a mettere in ordine i pensieri. E allora vado a braccio-e vi dico che in una storia personale in cui il cibo occupa una parte importante, voi due siete la mia “differenza”. Siete la risposta più concreta e positiva ad un’omologazione dilagante, a un leziosismo sdolcinato, all’ignoranza sfacciata che invade il web e a cui voi rispondete ogni volta con uno stile senza pari. e con un sapere reale, consapevole, meditato, persino sofferto, da tanto profonda è la riflessione da cui scaturisce. due voci diverse, unite nell’infinità fighitudine :-) di chi può permettersi di aprire strade nuove e percorrerle, con il coraggio di chi sa di avere tutte le carte in regola per essere quello che dovrà pur farlo, lo sporco lavoro di tracciare una direzione e indicarla, in modo forte e chiaro. Io non finirò mai di ringraziare la buona stella che vi ha messo sulla mia strada, ma davvero davvero davvero.

    • Ecco, ora tu dimmi come si risponde a un commento del genere… A parte che se continui così ci montiamo la testa, siamo molto felici di averti emozionata. Hai capito tutto quello che c’è dietro all’articolo, piccola sofferenza inclusa.
      La strada che stiamo percorrendo non ce la stiamo inventando, stiamo percorrendo i solchi di FoodBlogger che stimiamo molto e che popolano AIFB ed mtchallenge. Io di direzione so a malapena la mia, mai penserei di dettarla ad altri!!

      Pessima idea comunque andare a leggere i commenti precedenti, c’è strana gente toscana che butta lì brutte idee…

      Grazie Alessandra per le magnifiche parole, attendiamo ogni mese il tuo commento con grande trepidazione, sei meglio di un antidepressivo ?

  • 1. Ora dovrei e vorrei essere in Sicilia e invece sono a Torino (mannaggia a me, alla pupazza e alla sfiga che tengo)
    2. Quel ciotolone è fatto per fare il couscous, ormai è certo! Perfetto
    3. Il cous cous a mano!!! Da occhi a cuoricino, subito!
    4. Questa zuppa di pesce alla trapanese mi fa una voglia, ma una voglia, che quasi non riesco ad esprimerla a parole.
    È tutto così dannatamente perfetto che mi sento quasi male, ecco! Ma male bene, per capirci.. chiaro, no?

  • Non so da che parte iniziare. Con il tirarvi le orecchie, sicuramente. Non sono affatto meravigliosa e in compenso ho il sale di Mothia che vi avrei portato personalmente. Il vostro piatto è il frutto di un divenire comune dal quel solstizio d’estate, zenith della vostra vita comune. E l’attenzione che avete posto nell’elaborazione della vostra proposta ne è la testimonianza più palese. Avreste cucinato così quattro o tre o due anni fa? Non credo, non perché non ne eravate capaci ma perché nel tempo, ed insieme, siete diventati un tutt’uno anche con gli ingredienti, quegli stessi che hanno fatto diventare grande la minuscola Daniela. Ho consultato un cuoco stellato siciliano e mi ha fatto i complimenti: non avreste potuto fare meglio. Grazie davvero per questo vostro divenire ed essere. Anna Maria

    • Noi iniziamo col tirare le orecchie a WordPress, che aveva classificato il tuo commento come spam.
      Questa sfida per noi era particolarmente importante: sei sempre stata una nostra sostenitrice e non volevamo deluderti! Negli ultimi anni frequentare persone come te e Alessandra ci ha fatto scoprire mondi che non conoscevamo e ci ha fatto fare passi da giganti. Del mio cuscus sono molto orgogliosa, ma mai avrei potuto immaginare che piacesse a un vero chef. That’s MTC!!

      PS. Per la ricetta abbiamo usato il tuo sale di Pirano, quello di Mothia non lo conosco!

  • congratulazioni!!! mi ero persa questo bellissimo post, racconti e ricetta molto gustose. bravissimi!

  • Ragazzi non so se essere più felice per voi che avete vinto (che bel weekend di lavoro che vi aspetta ahahahahah) o per me…la mia mavaria ha ripreso forza..e ci ho preso dopo vani ed infiniti con la Bertuzzi (che però nel mentre ci sfornerà un MTChallengerino) sono finamente riuscita nella mia ardua impresa….. GRAZIE ..ora so che sono tornata in “forze”…buon weekend ragazzi e congratulazioni… meritata vittoria

  • Amo il cuscus, più quello siciliano di quello arabo per altro. Diverse volte ho avuto la fortuna di trovarmi a Trapani per poterlo assaporare immerso nella splendida atmosfera di questa fantastica terra, e una delle “mini-vacanze” più divertenti in Italia è stata proprio a San Vito Lo Capo durante il cuscus fest.
    Fatto questo preambolo parliamo di cose serie: la vostra ricetta è fantastica! Curata, studiata nei particolari, negli ingredienti, nelle cotture… Una prova magistrale che indiscutibilmente meritava questo riconoscimento.
    Bravi! Complimenti per la vittoria.
    A questo punto attendo con curiosità la vostra scelta per la prossima sfida :-)

    • Grazie Claudio, noi non abbiamo ancora mangiato i cuscus in loco, ne in Sicilia ne tanto meno sull’altra sponda del mediterraneo, però siamo soddisfatti del risultato! Non conoscevo il cuscus fest, ma sembra molto interessante! Grazie ancora e a presto

  • Sono stata molto presa con il lavoro questo mese e la sera ero così stanca che accendere il PC era fuori questione.
    Sapevo per certo che volevo leggere il vostro post con tutta calma, perché il solo fatto che abbiate incocciato il cuscus (anzi, lu cuscusu :-) ) era degno di lettura attenta.
    Lo faccio oggi, dopo aver appreso con gioia che avete vinto, e oltre ad esultare per voi e con voi, mi complimento: una ricetta meravigliosa, spiegata con amore e competenza ed eseguita con una cura esemplare. Non ho mai messo cannella e curcuma nella semola del cuscus e adesso che mi avete messo la pulce nell’orecchio voglio provarci. Sarò a Catania il 16 e mi procurerò la semola da cuscus (anche se la Sicilia orientale NON è certo rinomata per i suoi cuscus, non è roba loro! ;-) ), perché adesso DEVO provare ASSOLUTAMENTE la vostra versione.
    Bellissimi i vostri ricordi legati al cibo: Juri che evita di raccontare quelli anteriori a una certa data, Dani che rievoca lo stress di un esame importante e la gioia di averlo passato.
    CONGRATULAZIONI RAGAZZI, DAL PIU’ PROFONDO DEL CUORE: Anna Maria non avrebbe potuto fare una scelta migliore.
    E mo’… so’ ffatti vostri!!!! :-D

    • Grazie Mapi! devo dire che leggendo commenti come l tuo e molti altri a volte mi chiedo se state parlando davvero di noi. Ci siamo impegnati davvero tanto, ma da lì a vincere a ricevere tutto questo affetto, ne passa! Anche noi eravamo curiosi di sapere come veniva, la mia paura era che la cannella si sentisse troppo, perché non me la vedo molto col pesce, da qui la scelta di non usarla in polvere. In realtà alla fine non emerge, ma si amalgama bene con gli altri sapori, poi va a gusti! L’abbiamo già sicuramente fatto, ma un grazie ad Anna Maria lo rivolgiamo anche noi, per forza, insieme a un piccolo e benevolo “te possino!”

  • Ciao. E’ da ieri sera che tento di complimentarmi con voi, senza sapere dove e come. Questa e’ stata per me la prima sfida MTC e ne sono stata completamente travolta.. Sto imparando piano piano a conoscervi ed a non sentirmi più un pesce fuor d’ acqua ( per restare in tema) … Essendo siciliana , conosco abbastanza bene il cuscus, anzi “U cuscusu ” alla trapanese, e la vostra ricetta ne e’ una superba espressione. Per la precisione, la dovizia di particolari, la bellezza delle immagini.. Ma. soprattutto, mi e’ piaciuto come vi siete raccontati, raccontandolo, e dopo, rispondendo alla richiesta di Annamaria.
    Il cuscus in Sicilia e’ tradizione,convivialita’,piacere della condivisione . E mi sembra perfetto e in sintonia con una coppia di persone che hanno scelto di aprirsi e raccontarsi agli altri. In divenire, ed insieme. Non vi conosco e so poco di voi, ma mi piacete.

    • Grazie Katia! i commenti dei siciliani sono quelli che più ci fanno piacere, nel bene e nel male, perché per noi che non ci siamo ancora nemmeno stati, in Sicilia, è stata una sfida ancora maggiore confrontarci con questa ricetta, pur egregiamente istruiti a distanza. Anche per questo abbiamo scelto di documentare tutto con foto e video, perché potessimo essere giudicati e corretti nel migliore dei modi. Elaborare questa ricetta ci ha fatto ripensare anche alle scelte per le vacanze estive… chissà!

  • Complimenti vivissimi per questa vittoria!!! ora siate clementi, soprattutto per chi, come me, fatica un po’ di piú a star dietro a cotanta competenza :-)

  • Mi ero persa il vostro post (come d’altronde quelli di tutti visto che sono in un periodaccio e vivo di corsa…). Mi avete lasciato esterefatta!! Non potevate che vincere!! Complimentissimi!!

  • e la vittoria è meritatissima
    sono tornata indietro nel tempo
    ho saltato l’mtc per lavoro in pizzeria ho riaperto anche a oranzo grrr ma la zuppa di pesce non poteva mancare …peccato
    la vostra è come si fa anche a termoli
    ma “Nicolino ” aveva un’ingrediente segreto ….. voi avete risvegliato la parte bambina di me
    bravissimi

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